La strategia di resistenza sembra essere arrivata al capolinea. Dopo mesi di opposizione, Apple e Meta hanno deciso di conformarsi al Digital Markets Act (DMA), la legge europea che mira a limitare il potere delle grandi piattaforme tecnologiche. La scelta arriva dopo che Bruxelles ha inflitto loro sanzioni pesanti: 200 milioni di euro per Meta e 500 milioni per Apple, con la minaccia di multe giornaliere fino al 5% del fatturato globale in caso di ulteriore inadempienza.
Come riporta il Financial Times, le due aziende hanno quindi avviato modifiche sostanziali ai propri servizi per rispettare i requisiti del regolamento.
Le modifiche imposte dal DMA
Apple è stata costretta a semplificare i processi di installazione degli app store alternativi su iPhone, considerati troppo restrittivi e contrari allo spirito di concorrenza previsto dal DMA. Meta, dal canto suo, ha deciso di rivedere il modello “paga o acconsenti” che obbligava gli utenti ad accettare la profilazione pubblicitaria per continuare a utilizzare i propri servizi.
Un portavoce della Commissione europea ha sottolineato che la conformità “deve garantire agli sviluppatori reali opportunità e agli utenti una libertà di scelta effettiva, senza essere ingannati da interfacce fuorvianti o percorsi complicati”.
Un dirigente Apple, interpellato dal Financial Times, ha ammesso: “Abbiamo fatto ciò che era necessario per evitare ulteriori multe”.
L’Europa ribadisce la linea dura
Le sanzioni da 700 milioni di euro complessivi restano comunque in vigore, nonostante Apple abbia già presentato ricorso contro la decisione, sostenendo che la Commissione “si è spinta oltre quanto previsto dalla legge”.
Nel frattempo, Bruxelles ribadisce la propria posizione di fermezza. In un contesto politico in cui il digitale è sempre più una leva di potere, soprattutto nei rapporti con l’amministrazione Trump, la Commissione ha chiarito che “tutte le opzioni restano sul tavolo” se le big tech continueranno a violare gli obblighi europei.
Con questa mossa, l’Unione Europea riafferma il proprio ruolo di regolatore globale, mentre i colossi del web si trovano costretti a ridisegnare parte del loro modello operativo per poter continuare a operare nel mercato europeo.